Riceviamo da Gianluigi Antonelli e pubblichiamo
Ogni qualvolta la riunificazione di Atri e Pineto appare sui media, sui social o semplicemente per strada, immancabilmente qualcuno dice che Pineto dovrà pagare i debiti di Atri. E poi risatine, battute e gesti dell’ombrello. Sembra essere questa la massima argomentazione di chi rema contro una riunificazione che porterebbe praticamente solo vantaggi. Vi svelo un segreto: nessuno dovrà pagare i debiti di nessuno. Non saranno i cittadini di Atri e Pineto a pagare i debiti, tanto meno quelli di Pineto.
Con la fusione arriverebbero dallo Stato risorse previste specificamente per i Comuni nati da fusione, altrimenti inaccessibili: fino a due milioni di euro all’anno che, nell’arco degli anni, possono raggiungere cifre nell’ordine di decine di milioni di euro. La legge italiana incentiva infatti le fusioni attraverso contributi straordinari dello Stato. Risorse che potrebbero contribuire in maniera determinante al superamento delle difficoltà finanziarie e lasciare enormi disponibilità per lo sviluppo futuro del territorio.
Viene da pensare che l’argomentazione dei “debiti di Atri”, così spicciola e di pancia, provenga da ambienti che non vedono di buon occhio questa operazione e che si trovano al di fuori delle due comunità. Un solo dato fa capire la portata dell’operazione: Atri-Pineto avrebbe una superficie di circa 130,3 km² e sarebbe il quinto Comune più vasto dell’Abruzzo, persino più esteso del nuovo Comune derivante dalla fusione di Pescara, Montesilvano e Spoltore, che raggiungerebbe circa 95 km².
Ritengo questa riunificazione essenziale per le prossime generazioni. Oggi Atri e Pineto sono divise soltanto da un confine amministrativo: un muro fatto di carte. E le carte possono essere cambiate per modificare in meglio la vita di un territorio.
