“Fortuna”, la favola di Maurizio Forcella tra superstizione e accettazione

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Sabato scorso, nel Centro Visite della Riserva Naturale Regionale Oasi WWF dei Calanchi di Atri, si è svolta la proiezione del cortometraggio “Fortuna”, diretto dal regista atriano Maurizio Forcella, una favola di realismo magico ambientata in un remoto e arcaico villaggio dell’Abruzzo.

La piccola Fortuna, interpretata da Flora Infante, ha una caratteristica macchia rossa sul viso, una cosiddetta “voglia di vino” sotto l’occhio. Nella mente della famiglia e della comunità rurale, questa diversità è vista come una maledizione o un difetto vergognoso. Il destino delle donne nel paese è legato unicamente al matrimonio e la famiglia teme che quella macchia possa compromettere le prospettive future della bambina.

Gli adulti, accecati dalla paura e dall’ignoranza della superstizione, credono che solo il tocco taumaturgico di uno “zingaro” o di un pastore dal passato doloroso, interpretato da Ivan Franek, possa cancellare quel segno. Il padre decide così di ingaggiare Ivan per compiere un vero e proprio rito di epurazione sulla figlia.

«Il finale sospende il villaggio tra miracolo, leggenda e realtà. Il tentativo di “cancellare” la macchia con la superstizione rappresenta l’orrore sottile con cui la società impone l’omologazione e rifiuta la naturale unicità delle persone» (da Taxidrivers.it, rivista indipendente di cinema).

«La scelta finale di Fortuna di lasciare il villaggio simboleggia il distacco salvifico da un mondo arcaico e crudele. Il significato profondo dell’opera sta nel potere di accettarsi: la vera fortuna non risiede nell’essere privi di difetti o nell’approvazione di una comunità bigotta, ma nel coraggio di abbracciare la propria irripetibile e originaria diversità» (da Cabiria Magazine, testata giornalistica di critica cinematografica online).