Riflessioni sul futuro dei nostri ragazzi: un’analisi condivisa sui servizi scolastici e culturali ad Atri

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C’è un divario evidente tra le decisioni amministrative formali e la realtà quotidiana di chi vive la nostra città, a partire dalle generazioni più giovani. Osservando la gestione dell’edilizia scolastica sul territorio, emerge la necessità di una visione a lungo termine, indispensabile per garantire servizi fondamentali alla crescita dei ragazzi. Mi riferisco a elementi concreti: la mancata realizzazione delle palestre per la scuola primaria e per la nuova scuola media, le storiche carenze di spazi adeguati negli istituti superiori e l’assenza di un moderno Campus scolastico che includa una biblioteca-mediateca integrata e aperta alla cittadinanza. Si tratta di una programmazione che sembra considerare gli investimenti educativi come voci di costo da contenere, anziché come pilastri del benessere sociale.

La mancanza di una palestra scolastica non rappresenta soltanto un disagio logistico, ma un limite al percorso formativo. I maestri della pedagogia moderna, da John Dewey con il principio dell’apprendimento guidato dall’esperienza fino a Jean Le Boulch, fondatore della psicomotricità, hanno evidenziato come il movimento sia parte integrante dell’apprendimento. Il corpo è il primo strumento di conoscenza e l’attività fisica in età scolare contribuisce allo sviluppo cognitivo, all’autostima e all’equilibrio emotivo. Nelle scuole medie, inoltre, lo sport rappresenta un importante strumento di socializzazione e inclusione.

Di fronte a queste evidenze, la risposta logistica attuale si scontra con limiti strutturali. La previsione di far svolgere le ore di educazione fisica all’aperto, presso la Villa Comunale, subordina la didattica alle condizioni meteorologiche. All’interno dei plessi non risultano esserci spazi alternativi al chiuso idonei all’attività motoria. Con l’arrivo dei mesi freddi e delle piogge autunnali, la continuità didattica rischia quindi di subire interruzioni, mentre gli istituti superiori devono redistribuire le poche ore disponibili nelle palestre esistenti.

Questo scenario ha sollevato la preoccupazione e la protesta dei genitori degli alunni delle elementari, chiamati a scegliere tra le lezioni alla Villa Comunale, con le inevitabili incognite logistiche e meteorologiche, oppure una riduzione delle ore effettive di movimento per i propri figli. Un’impostazione che rischia di trasferire sulle famiglie e sulla continuità didattica dei bambini gli effetti delle storiche carenze strutturali della città.

Allo stesso modo, la scelta di non concepire un polo scolastico sul modello del Campus integrato esclude Atri da un modello di comunità nel quale edifici e servizi dialogano e condividono risorse. In questa cornice appare penalizzante anche la scelta di mantenere l’attuale biblioteca chiusa al di fuori dell’orario delle lezioni, salvo poche ore durante limitate aperture pomeridiane.

Oggi una mediateca non è più soltanto un deposito di libri, ma può rappresentare un centro di cittadinanza digitale e socialità. Una struttura moderna dovrebbe essere un “terzo luogo”, dopo la casa e la scuola, dove gli studenti possano incontrarsi, studiare, utilizzare connessioni veloci e partecipare ad attività multimediali. Limitarne l’accessibilità significa privare i giovani di opportunità importanti e le famiglie di un supporto contro la povertà educativa.

Giustificare queste carenze richiamando i vincoli di bilancio o la scarsità di risorse non appare più sufficiente. In un’epoca caratterizzata da opportunità di finanziamento europee e nazionali per la rigenerazione urbana e l’istruzione, l’assenza di queste strutture pone una questione di priorità. Privilegiare interventi parcellizzati a breve termine, anziché una programmazione organica, rischia di rallentare nel tempo la crescita dell’intera comunità. Investire sulle palestre, sulle infrastrutture digitali e sui luoghi di aggregazione culturale significa invece investire sul futuro dei giovani e della città.