Immaginate di fondere la spiaggia di Pineto con la storia e le colline di Atri per dare vita a un unico, grande Comune. È questo il progetto al centro del dibattito in questi mesi. Non c’è ancora nulla di deciso: per ora, le forze politiche hanno solo firmato un accordo per studiare l’idea e capire se conviene davvero ai cittadini. Se il cammino dovesse andare in porto, nascerebbe una nuova realtà da oltre 24.500 abitanti, che diventerebbe il terzo Comune più popoloso di tutta la provincia di Teramo.
La sfida più grande sta nel mettere insieme due realtà speculari. Da una parte c’è Pineto, che porta in dote la maggior parte degli abitanti, circa il 60%. Dall’altra c’è Atri, che invece ha un territorio immenso, pari a circa il 70% del totale, fatto di colline, campagne e frazioni. L’obiettivo politico dei promotori è, tra le altre cose, unire le forze per contare di più in Regione e in Provincia e per creare uffici comunali più grandi e specializzati, capaci di intercettare meglio i fondi europei e offrire servizi migliori.
Inoltre, lo Stato mette sul piatto un forte incentivo economico per chi si unisce: un contributo straordinario per 17 anni che potrebbe arrivare a sfiorare i due milioni di euro all’anno. Una cifra importante, che però serve a bilanciare una situazione di partenza non semplice. Atri, infatti, ha un disavanzo di bilancio importante, circa 12 milioni di euro, e sta seguendo un piano di rientro per pagare i debiti nei prossimi anni. Un altro cambiamento riguarderebbe la politica interna. Oggi i due Comuni eleggono complessivamente due sindaci e 32 consiglieri. Domani ci sarebbero un solo sindaco e appena 16 consiglieri per tutto il territorio.
Per evitare che Atri venga “schiacciata” dalla popolazione più numerosa di Pineto, si pensa di creare dei “Municipi” interni, una sorta di piccoli consigli di quartiere eletti dai cittadini, con il compito di vigilare affinché le risorse siano distribuite in modo equilibrato su tutto il territorio e gli uffici più vicini alla popolazione non vengano chiusi.
Niente paura nemmeno per le tasse. La legge permette di mantenere tariffe e imposte diverse per i primi cinque anni, dando il tempo alle due realtà di adeguarsi senza creare uno shock per le tasche delle famiglie. La fusione Atri-Pineto, in conclusione, non può essere liquidata come una semplice aggregazione aritmetica. Richiede un robusto e trasparente processo di indagine, raccolta e analisi approfondita di dati e informazioni, capace di dimostrare, numeri alla mano, i reali margini di efficienza rispetto a formule più flessibili, come l’Unione dei Comuni. E, soprattutto, occorre valutare la capacità del progetto di migliorare concretamente la vita quotidiana delle persone. Solo uno studio tecnico impeccabile, capace di bilanciare il risanamento dei conti con la tutela della prossimità dei servizi, potrà trasformare la suggestione della “municipalità unica” in un modello di sviluppo sostenibile e condiviso dalle popolazioni interessate.
