Un ricordo di Fiore Zuccarini

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Ci sono persone che si incontrano nel lavoro e che, con il tempo, finiscono per diventare parte del proprio percorso umano. Fiore Zuccarini è per me una di queste. Ho avuto la fortuna di conoscerlo e di collaborare con lui negli anni in cui è stato comunicatore della Fondazione Tercas. Di quella esperienza conservo il ricordo di un professionista serio e appassionato, ma soprattutto di una persona autentica, disponibile e capace di costruire rapporti fondati sulla fiducia e sul rispetto.

Avere a che fare con Fiore significava confrontarsi con qualcuno che conosceva profondamente il valore delle parole e della comunicazione. Da giornalista aveva quella sensibilità particolare che gli permetteva di cogliere non soltanto la notizia, ma anche ciò che c’era dietro: le persone, le motivazioni, il significato di un progetto, il legame con il territorio. Ma ciò che colpiva di più era il suo modo di porsi, la sua disponibilità al dialogo, la capacità di ascoltare e, spesso, anche quella leggerezza che rendeva più semplice affrontare i piccoli intoppi della professione.

Il suo legame con la Fondazione Tercas è indelebile.  Per questo ricordarlo oggi non significa soltanto ripercorrere la sua storia professionale. Significa ricordare una persona con la quale era facile instaurare contatti, condividere idee e, soprattutto, rapporti umani che andavano oltre gli incarichi e i ruoli. Di Fiore mi resta il ricordo di una presenza discreta ma significativa, di quelle persone che non hanno bisogno di imporsi per lasciare un segno. E sono proprio questi i segni che, con il passare del tempo, acquistano ancora più valore. A Fiore va il mio grazie: per quello che mi ha insegnato, per la collaborazione che abbiamo condiviso e, soprattutto, per il piacere di averlo incontrato nel mio cammino.