È morto Adamo Brandimarte, per tutti a Roseto “Damuccio”. Se ne va uno degli ultimi uomini di quella grande marineria rosetana che per decenni ha portato il nome della città sui mari di tutto il mondo. Adamo aveva trascorso gran parte della sua vita sulle navi. Una vita dura, fatta di partenze, mesi lontano da casa e ritorni attesi con trepidazione. Era figlio di una Roseto nella quale il mare rappresentava una strada, un lavoro, spesso l’unica possibilità per tanti giovani di costruirsi un futuro. Oggi quella generazione è quasi completamente in pensione e la sua storia rischia di perdersi. Ma uomini come Adamo ne sono stati protagonisti e testimoni fino all’ultimo.
La famiglia Brandimarte, una delle famiglie storiche della città, ha dato infatti molti dei suoi figli al mare. Come accadeva a tantissime famiglie rosetane, i ragazzi partivano giovanissimi, in alcuni casi ancora minorenni, per imbarcarsi sulle navi oceaniche. Li aspettavano mesi e mesi di navigazione, con periodi di imbarco che non erano inferiori ai sei mesi consecutivi. Sei mesi lontano dalla propria casa, dalla moglie, dai figli, dai genitori. Un tempo che oggi appare quasi inconcepibile. Il mare, allora, non era quello delle vacanze e delle fotografie: era fatica, solitudine, responsabilità e spesso paura. Si partiva sapendo che per lungo tempo la propria famiglia sarebbe rimasta dall’altra parte dell’orizzonte. Era questa la vita dei marinai rosetani. Una vita che Adamo conosceva bene e che aveva scelto di affrontare con la forza e la dignità di quegli uomini abituati a non lamentarsi.
Nel 2005 arrivò per lui un riconoscimento che rappresentava il coronamento di quella lunga esperienza. Adamo Brandimarte ricevette, dal Ministero dei Trasporti, con decreto del Presidente della Repubblica, la medaglia d’onore per la lunga navigazione. La medaglia d’oro viene assegnata a chi ha effettuato almeno vent’anni di navigazione su navi maggiori mercantili, da traffico o da pesca, munite di ruolo di equipaggio. Un’onorificenza riservata a chi ha dedicato una parte importante della propria vita al mare e subordinata anche alla condizione di non aver mancato all’onore. Per Adamo, però, quel giorno alla Capitaneria di porto di Pescara fu soprattutto un momento di grande emozione per un motivo molto personale. Nello stesso ufficio nel quale stava ricevendo il riconoscimento aveva prestato servizio militare suo figlio Mimmo. Un ricordo che tornò inevitabilmente a galla.
Mimmo era morto nel 1985, a soli 24 anni, poco dopo aver terminato il servizio militare. Una morte prematura che aveva lasciato una ferita impossibile da rimarginare nella famiglia Brandimarte. Adamo aveva dovuto continuare a vivere, a lavorare, a navigare. Aveva continuato a solcare i mari del mondo portandosi dentro quel dolore. E forse proprio per questo la medaglia ricevuta nel 2005 aveva per lui un significato che andava ben oltre il riconoscimento professionale. Era il premio a una vita di lavoro, ma anche un momento nel quale il pensiero correva inevitabilmente a quel figlio perduto troppo presto. Oggi, al suo capezzale, c’era l’altro figlio Simone, insieme alla compagna Ombretta. È lì che si conclude il lungo viaggio di Adamo, dopo una vita trascorsa tra il mare e la terraferma, tra le partenze e il desiderio di tornare a casa.
Con lui scompare uno degli ultimi rappresentanti di una stagione che ha segnato profondamente la storia di Roseto. Perché raccontare Adamo Brandimarte significa raccontare anche i tanti giovani rosetani che, nel secolo scorso, lasciavano la città ancora ragazzi per salire a bordo di una nave. Ragazzi che diventavano uomini lontano dalle proprie famiglie, affrontando mesi di navigazione e condizioni di lavoro difficili. Le loro mogli, i loro genitori e i loro figli restavano a casa ad aspettare. Ogni partenza significava mesi di assenza. Ogni ritorno era una festa. Era una Roseto diversa, nella quale il rumore del mare accompagnava le storie di intere famiglie. Adamo “Damuccio” Brandimarte era uno di quegli uomini. Uno degli ultimi lupi di mare. La sua scomparsa porta via una persona, ma anche una pagina della memoria cittadina. Una pagina fatta di sacrifici, di coraggio e di lontananza. E dentro quella pagina c’è anche il ricordo di Mimmo, il figlio che se ne andò troppo presto e che Adamo, per tutta la vita, non smise di portare nel cuore.
Oggi Roseto saluta Damuccio. E insieme a lui saluta un pezzo della propria storia di mare.









































