Nel triangolo Atri-Pineto-Silvi il commercio vive una fase di profonda trasformazione, tra nuove aperture, investimenti e attività storiche costrette ad abbassare la serranda.
Un quadro che riflette una tendenza regionale preoccupante. Nel 2024, in Abruzzo, si sono registrate appena 488 nuove aperture a fronte di 1.155 chiusure, con una media di 1,3 aperture contro 3,2 cessazioni al giorno. Nel quinquennio 2019-2024, inoltre, sono scomparse 3.092 imprese commerciali, pari a una diminuzione dell’11,2%.
A lanciare l’allarme è il presidente regionale di Confesercenti, il pinetese Daniele Erasmi. “Il commercio sta attraversando una fase molto delicata – sottolinea – e i dati ci dicono che in Abruzzo il calo è sensibile. Possiamo stimare in circa 3.000 le attività che hanno chiuso”.
Ad Atri pesa soprattutto la progressiva scomparsa del commercio tradizionale dal centro storico. Tra le chiusure più recenti c’è quella di “Lu Capuccin”, storico negozio di alimentari di Ennio Bosica, che ha cessato l’attività alla fine del 2025.
A Pineto, invece, il quadro appare più dinamico, anche grazie ai nuovi investimenti nella zona di Scerne. Nel settembre 2025 ha aperto il nuovo punto vendita RemaTarlazzi, con una struttura di oltre 1.000 metri quadrati.
È Silvi, tuttavia, a mostrare la maggiore capacità di attrarre nuovi marchi. Il 1° aprile 2026 ha aperto sulla Statale 16 un nuovo punto vendita iN’s Mercato, aggiungendosi alla presenza di altre catene nazionali. Anche qui, però, non mancano le chiusure: nel 2024 ha cessato l’attività lo storico negozio di ceramiche “Arte abruzzese”.
“Se prima il fenomeno riguardava soprattutto i centri storici, le aree interne e i comuni montani – spiega Erasmi – oggi interessa anche i centri abitati. In passato il commercio si è spostato verso i centri commerciali, ma adesso anche la grande distribuzione comincia a soffrire”.
Secondo Confesercenti, la crescita dell’e-commerce e la proliferazione dei grandi poli commerciali stanno modificando profondamente il settore. “Gli esercenti chiedono soltanto di poter competere ad armi pari”, afferma Erasmi.
Il rischio, conclude l’associazione, non è soltanto economico: “Non stiamo perdendo solo negozi, ma anche presidi importanti”. Il futuro di Atri, Pineto e Silvi passa quindi dalla capacità di trovare un equilibrio tra nuovi format commerciali e tutela del commercio di prossimità.







