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  • L’amore dopo i 70 anni: la rinascita di Hank ed Eva tra le colline d’Abruzzo

    L’amore dopo i 70 anni: la rinascita di Hank ed Eva tra le colline d’Abruzzo

    Quando si guardano negli occhi, si capisce subito che si vogliono bene. Di tanto in tanto si sfiorano le mani, quasi a rassicurarsi che ci sono e che continueranno a esserci, l’uno per l’altra. Lui è americano, cresciuto in un piccolo paese vicino a Seattle; lei è tedesca, originaria della Baviera. Due vite lontane che, quattro anni fa, si sono incontrate a Casoli di Atri e hanno ricominciato a fiorire.

    È impossibile non notarli insieme. Gli occhi azzurri di Eva cercano spesso quelli di Henry J. detto Hank, solidi e rassicuranti. Alla loro età conservano ancora un certo pudore nel raccontare la propria storia, come se volessero custodirla da chi potrebbe non comprenderne la bellezza.

    «Ad arrivare a Casoli di Atri sono stato io», spiega Hank nel suo italiano imperfetto ma sorprendentemente chiaro. «Sono stato prima in Calabria, da dove proviene la mia famiglia di origine, per poi risalire la costa adriatica e quella tirrenica alla ricerca di un posto dove fermarmi.»

    Negli Stati Uniti Hank era un biologo. Per oltre vent’anni ha diretto un’équipe di medici e ricercatori, prima di dedicarsi all’insegnamento fino al momento della pensione. Come molti stranieri che scelgono l’Italia, anche lui è arrivato attratto da una migliore qualità della vita e da costi più sostenibili.

    «Sì, devo essere sincero: qui vivo bene con la metà dei soldi che mi servivano in America. E poi è stata proprio la qualità della vita a farmi innamorare di questi luoghi.»

    Ma il regalo più grande, per questo pensionato americano di 76 anni, non è stato l’Italia. È stato l’amore. Un amore trovato, curiosamente, in Germania. E, questa volta, galeotta non fu la lettura di Paolo e Francesca, ma la tecnologia.

    «È la verità», racconta Eva con un sorriso e un pizzico d’imbarazzo. «Ci siamo conosciuti su un sito frequentato da persone che hanno la nostra età. Ciò che mi ha colpito di lui è stata la sua cordialità, il suo viso sorridente e il suo primo messaggio, in cui mi ha riempito di complimenti. E non il solito “Hi, how are you?”»

    È bastato incontrarsi in Germania perché tutto diventasse naturale. Poi è arrivata la decisione di vivere insieme.

    Aveva ragione Jean-Paul Sartre quando scriveva: «Lo sai, mettersi ad amare qualcuno è un’impresa. Bisogna avere un’energia, una generosità, un accecamento. C’è perfino un momento, al principio, in cui bisogna saltare un precipizio: se si riflette, non lo si fa.» Loro lo hanno saltato, senza pensare troppo.

    Eva annuisce. «È proprio così. Ma alla nostra età la saggezza ci dice anche che possiamo tornare indietro quando vogliamo. Per me, ad esempio, vivere in Italia era il sogno di sempre. Dopo la morte di mio marito sono venuta per diversi mesi in Toscana e nel Lazio. Ma da sola non era semplice. Stavo quasi per mollare. Di colpo è arrivato lui e la decisione non è stata difficile.»

    Oggi Eva e Hank condividono una quotidianità fatta di cose semplici: l’amore per il ballo, le passeggiate nella natura, il piacere della convivialità. Hank scherza su una piccola delusione gastronomica: il pesce dell’Adriatico non lo convince fino in fondo. Lo vorrebbe più grande per le sue grigliate casalinghe. Eva, invece, continua a coltivare un sogno: trovare una piccola casa con un po’ di terreno da ristrutturare. Per ora vivono in appartamento, ma i progetti non mancano.

    Più che una nuova casa, però, hanno trovato una nuova vita. E forse perfino una nuova patria.

    Mentre si allontanano, con la loro cagnetta Lilou, si tengono ancora per mano. Mi salutano con la stessa gentilezza con cui hanno raccontato la loro storia e mi lasciano con una frase che vale più di tanti discorsi: «Non è mai troppo tardi per cambiare vita».

  • Il sogno americano? Melissa l’ha trovato ad Atri

    Il sogno americano? Melissa l’ha trovato ad Atri

    Ha attraversato un oceano per trovare qualcosa che negli Stati Uniti sembrava ormai perduto: il tempo. Tempo per camminare, per fermarsi a parlare con le persone, per vivere senza l’assillo dell’orologio. Incontro Melissa al bar. Lei seduta di fronte ad un bicchiere di acqua frizzante ed io con il più classico delle ordinazioni italiane: un caffe. A colpire subito sono i suoi occhi azzurri e un sorriso che tradisce la serenità ritrovata. Le campane della cattedrale fanno da sottofondo “molto rumoroso” al nostro incontro: Mi piace tanto il suono delle campane ma soprattutto il vociare dei bambini che giocano per strada o in piazza. Mi ricorda la cittadina dove sono nata esordisce lei. Nel suo parlare fluido c’è tanta voglia di raccontarsi: “Vorrei parlare meglio l’italiano ma per il momento sono ancora ad un livello basico”. I suoi anni li teniamo nascosti. Possiamo certamente dire che l’entusiasmo che sprigiona e la sua grande voglia di vivere la fanno apparire molto più giovane di quanto dice il suo passaporto.

    Dieci anni fa, Melissa, ha lasciato Washington e la sua professione di “Managing Editor” in un giornale finanziario, per trovare una nuova strada che la rendesse più serena. Oggi vive da sola nel centro storico della città ducale e non tornerebbe indietro. La sua non è stata una decisione improvvisa, ma il punto di arrivo di un lungo viaggio, non solo metaforico.

    “Ho girato l’Europa – racconta -. Sono stata prima in Francia, poi in Spagna, a Malaga, perché non volevo più vivere con lo stress e i ritmi della grande città. Cercavo un luogo diverso, una città piccola, dove la qualità della vita fosse davvero al primo posto.”

    Quella ricerca l’ha condotta in Italia e, quasi per caso, ad Atri. È bastata una visita per capire che quello era il paese che stava cercando. “Per me era importante poter lasciare l’auto parcheggiata per settimane e fare tutto a piedi. Andare dal dottore senza prendere la macchina, fare la spesa passeggiando, uscire di casa e incontrare Gino che ti saluta e ti racconta tante cose in dialetto. A me piace ascoltarlo anche se non capisco nulla. Qui tutto questo è possibile.”

    A conquistarla sono stati i monumenti, la storia millenaria della città, i vicoli che sembrano custodire racconti antichi, ma soprattutto la gente. “Ho trovato persone sempre gentili e accoglienti. È una comunità che ti fa sentire parte del posto anche se vieni da molto lontano.”

    Dopo una vita trascorsa a raccontare le storie degli altri come giornalista nella capitale americana, oggi Melissa è diventata protagonista della propria. La sua quotidianità è fatta di passeggiate nel centro storico, piccoli acquisti nei negozi di quartiere e rapporti umani che nelle grandi metropoli sembrano sempre più rari.

    La sua esperienza non rappresenta un caso isolato. Melissa fa infatti parte di una piccola ma crescente comunità di stranieri che ha deciso di trasferirsi in Abruzzo, scegliendo borghi e città a misura d’uomo. C’è chi arriva dal Nord Europa, chi dal Regno Unito e chi, come lei, dagli Stati Uniti. Persone che hanno deciso di cambiare radicalmente prospettiva, rinunciando al caos delle grandi città in cambio di una vita più semplice e autentica.

    Colpisce soprattutto la loro capacità di adattarsi con entusiasmo. Non vivono il cambiamento come una rinuncia, ma come una conquista. Si integrano, imparano la lingua, scoprono le tradizioni locali e, allo stesso tempo, portano con sé esperienze, idee e culture diverse.

    È proprio questo scambio il valore aggiunto. L’incontro tra chi arriva e chi ad Atri è nato e cresciuto può trasformarsi in un’opportunità reciproca: gli stranieri imparano a conoscere il territorio, mentre gli atriani scoprono nuovi modi di vedere il mondo. Un dialogo che arricchisce tutti e che rende ancora più viva una città capace di accogliere senza perdere la propria identità.

    Per Melissa la scelta è stata semplice: cercava una casa e ha trovato molto di più. Ha trovato un luogo dove il tempo ha un ritmo diverso e dove, ogni giorno, la qualità della vita non è uno slogan, ma una realtà da vivere.