L’emergenza cinghiali torna al centro del dibattito in Abruzzo. CIA Agricoltori Italiani Abruzzo chiede alla Regione e agli Enti gestori dei Parchi nazionali e regionali un’accelerazione nell’attuazione delle misure previste dall’Ordinanza n. 5/2026 del Commissario Straordinario alla Peste Suina Africana e dal nuovo Piano nazionale di azione 2026-2028.
L’organizzazione ha inviato due richieste ufficiali per sollecitare interventi contro una situazione definita ormai “insostenibile”, tra danni alle colture, perdite economiche per le aziende agricole e il rischio sanitario legato alla diffusione della PSA. “Gli agricoltori sono esasperati e non possono continuare a pagare il prezzo dell’inerzia”, afferma il presidente di CIA Abruzzo, Nicola Sichetti.
“Il Governo ha finalmente messo a disposizione un quadro normativo chiaro, con obiettivi precisi e responsabilità definite. Adesso tocca a tutti fare la propria parte”.
Secondo il nuovo Piano nazionale, l’Abruzzo dovrà raggiungere nella prima annualità l’obiettivo di 19mila cinghiali da rimuovere, un traguardo considerato essenziale dall’organizzazione per ridurre la pressione della fauna selvatica sul territorio.
CIA Abruzzo chiede alla Regione di attivare tutte le misure previste, dalla formazione dei cacciatori e degli operatori specializzati al rafforzamento delle attività di controllo e selezione.
Tra le richieste figurano anche un maggiore coordinamento tra ATC, istituti privati e aree protette, un sistema regionale di monitoraggio dei prelievi e la gestione organizzata delle carcasse secondo le norme vigenti.
L’organizzazione sollecita inoltre i Parchi nazionali e regionali ad aumentare gli interventi di contenimento e a collaborare con la Regione per il raggiungimento degli obiettivi assegnati.
“Non sono più accettabili rinvii, rimpalli di competenze o interventi parziali”, ribadisce Sichetti.
“La tutela della biodiversità è un valore che condividiamo”, conclude il presidente di CIA Abruzzo, “ma non può tradursi nell’abbandono delle imprese agricole”.
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Cinghiali, CIA Abruzzo lancia l’allarme: “Agricoltori esasperati, servono interventi immediati”
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Pineto, di giorno come di notte: i lampioni non fanno discriminazioni
PINETO – C’è un mistero che continua ad illuminare le nostre giornate, nel vero senso della parola. Mentre il sole fa egregiamente il suo lavoro, in molti quartieri i lampioni restano accesi come se fosse ancora mezzanotte. Un dettaglio che i cittadini stanno notando sempre più spesso e che, francamente, lascia parecchi interrogativi. Perché se fuori c’è una luce che abbaglia, a cosa serve quella artificiale? Forse è un nuovo progetto turistico dedicato agli amanti dello spreco energetico. Eppure da anni ci sentiamo ripetere quanto sia importante risparmiare energia e ridurre i consumi. Poi però basta alzare lo sguardo per assistere a uno spettacolo decisamente poco coerente. Le segnalazioni arrivano da diversi quartieri e raccontano sempre la stessa scena: lampioni accesi in pieno giorno. Una situazione che appare difficile da spiegare e ancora più difficile da giustificare. C’è anche chi si domanda, con una punta di ironia, chi paghi questa illuminazione a oltranza. La risposta, se si tratta di soldi pubblici, rischia di essere piuttosto semplice: tutti i cittadini. In un periodo in cui ogni chilowatt conta, continuare a sprecare energia non sembra proprio una grande idea. Forse sarebbe sufficiente ricordare ai lampioni che, quando c’è il sole, possono tranquillamente prendersi qualche ora di riposo.

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Zona industriale dimenticata? Lavoratori esasperati: “Intervenire subito”
PINETO – Buche, avvallamenti e asfalto deteriorato rendono sempre più difficoltosa la circolazione nella zona industriale di Pineto. A denunciare le condizioni delle strade sono lavoratori e operatori che ogni giorno percorrono uno dei principali poli produttivi del territorio.
«Abbiamo bisogno di interventi adeguati perché parliamo di uno dei principali snodi lavorativi del territorio pinetese», sottolineano alcuni lavoratori, evidenziando i disagi causati da una viabilità sempre più compromessa.
Le criticità riguardano soprattutto i mezzi pesanti e i veicoli delle aziende. Diversi automobilisti lamentano danni a pneumatici e carrozzerie provocati dalle profonde irregolarità del manto stradale. Secondo chi opera nella zona, i continui rattoppi effettuati negli ultimi anni non sarebbero sufficienti a risolvere il problema, che si ripresenta puntualmente.
La richiesta è quella di un intervento strutturale e definitivo. «Si faccia un’azione coordinata per risolvere tale questione una volta per tutte», è l’appello rivolto agli enti competenti.
La situazione è resa più complessa dal fatto che alcuni tratti sono di competenza del Comune di Pineto e altri della Provincia di Teramo. Secondo alcune segnalazioni, il deterioramento dell’asfalto potrebbe essere stato aggravato da perdite d’acqua provenienti da alcuni capannoni e da un’altra perdita nei pressi del ponte dell’autostrada, che avrebbe favorito infiltrazioni e il progressivo cedimento della carreggiata. Resta però una priorità condivisa: intervenire al più presto per garantire la sicurezza di lavoratori e automobilisti.

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Caso asfalto, SiAmo Roseto attacca Marcone: «Si intestano lavori pagati da altri»
ROSETO DEGLI ABRUZZI – Botta e risposta sul rifacimento del manto stradale lungo la Statale Adriatica 16. A intervenire è il movimento SiAmo Roseto, che contesta la comunicazione dell’amministrazione comunale sostenendo che gli interventi di riasfaltatura in corso non rientrino nel piano asfalti del Comune.
Secondo il movimento, i lavori rappresenterebbero il ripristino della carreggiata dopo gli interventi effettuati da Ruzzo Reti sulla rete idrica. Per questo motivo, spiegano, i costi sarebbero interamente sostenuti dalla società che gestisce il servizio idrico, come previsto in questi casi, senza alcun esborso da parte del Comune.
Nel comunicato, SiAmo Roseto punta il dito contro il vicesindaco Angelo Marcone, accusandolo di aver attribuito all’amministrazione un’opera che, a suo dire, non sarebbe stata finanziata con risorse comunali.
«Ci stupisce profondamente che un giovane che fa politica ricorra a mezzucci comunicativi di così basso livello, intestandosi un lavoro pubblico pur sapendo benissimo di non avere alcun merito a riguardo», dichiara la presidente del movimento Vanessa Quaranta, che si chiede «quale considerazione abbia il vicesindaco dei cittadini rosetani».
Il movimento sostiene inoltre che non esistano delibere o atti ufficiali che attestino un finanziamento comunale dell’intervento e invita l’amministrazione a fare chiarezza sulla vicenda.
Da qui la richiesta rivolta al vicesindaco di riconoscere, secondo SiAmo Roseto, «come stanno realmente le cose», evitando di utilizzare l’intervento come elemento di propaganda politica.
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Villa Ardente dimenticata: “Basta promesse, il quartiere è stato abbandonato”
PINETO – «Villa Ardente merita rispetto e deve avere un futuro». È uno sfogo duro quello di Franco Pavone, storico residente del quartiere, che punta il dito contro l’Amministrazione comunale accusandola di aver relegato una delle zone più popolose della città a un ruolo marginale. Secondo Pavone, Villa Ardente soffre da anni di una cronica mancanza di programmazione e manutenzione, tanto da essere ormai considerata un quartiere di “serie B”. Tra le criticità segnalate c’è il degrado del torrente Calvano, che ogni estate, denuncia, si trasforma in una fogna a cielo aperto nel cuore dell’abitato. Non va meglio sul fronte del litorale, con la spiaggia libera definita inesistente e lasciata in stato di abbandono. Pavone denuncia anche l’assenza di iniziative turistiche e commerciali: mentre il centro di Pineto si anima con eventi e manifestazioni, Villa Ardente resta esclusa persino dalla Notte Bianca. Una situazione che, a suo dire, penalizza pesantemente bar, ristoranti, negozi e tutte le attività del quartiere. Forte anche la critica sulla mancanza di spazi dedicati ai giovani, privi di luoghi di aggregazione e opportunità di socializzazione. «Siamo stanchi delle promesse elettorali mai mantenute – conclude Pavone –. Villa Ardente chiede rispetto, interventi concreti e il diritto di tornare a essere parte integrante della città di Pineto, non una periferia dimenticata».