Notizie di Categoria: Scuola

  • Istituto Ravasco di Atri, nuovi servizi per le famiglie: scuola sempre più vicina alle esigenze dei genitori

    Istituto Ravasco di Atri, nuovi servizi per le famiglie: scuola sempre più vicina alle esigenze dei genitori

    Il nuovo anno scolastico porta con sé importanti novità per l’Istituto Ravasco di Atri, da sempre punto di riferimento fondamentale per la comunità locale e per l’educazione dell’infanzia. L’istituto paritario, intitolato alla Beata Eugenia Ravasco, ha infatti avviato una serie di iniziative mirate a supportare concretamente le famiglie nella gestione quotidiana dei figli, confermando una tradizione di accoglienza e vicinanza che dura da anni. Da non dimenticare che Suor Annamaria Lolli, Madre generale delle Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, è atriana.

    Questa attenzione risponde a un’esigenza sempre più urgente, soprattutto per le giovani coppie di oggi. Spesso formate da entrambi i genitori lavoratori e prive di una rete di supporto familiare vicina, con nonni sempre più impegnati o distanti, le famiglie si trovano a fronteggiare notevoli difficoltà organizzative nella gestione dei tempi di vita e di lavoro.

    Tra i servizi di punta spicca il doposcuola pomeridiano, ideato per affiancare i bambini nello studio e nelle attività ludico-ricreative. L’iniziativa prevede un’assistenza continua e qualificata, arricchita dalla mensa e dal servizio di accompagnamento direttamente a scuola, pensato appositamente per venire incontro alle esigenze dei genitori lavoratori.

    Questo genere di attività non rappresenta una novità isolata. Negli anni passati, infatti, la scuola e la comunità delle Suore Ravasco hanno costantemente promosso progetti di supporto alla genitorialità e alla crescita dei giovani, attraverso percorsi educativi e di condivisione.

    Si tratta di iniziative che confermano la forza di un carisma educativo capace di rinnovarsi, ponendo sempre al centro il benessere, la cura e la formazione integrale dei bambini e delle famiglie del territorio atriano.

    L’atriana Suor Annamaria Lolli, madre generale elle Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, dette di Ravasco.

     

  • L’Istituto Comprensivo Giovanni XXIII è la scuola più sportiva della provincia

    L’Istituto Comprensivo Giovanni XXIII è la scuola più sportiva della provincia

    L’Istituto Comprensivo Giovanni XXIII di Pineto è la scuola più sportiva della provincia di Teramo. A certificarlo è il riconoscimento assegnato dalla Provincia teramana nell’ambito del Festival dello Sport, organizzato dal Coni Abruzzo al Pattinodromo di Montesilvano.

    Il premio è stato attribuito alla scuola pinetese per l’impegno profuso nella partecipazione e per i risultati ottenuti nelle diverse attività sportive. Un riconoscimento che valorizza anche quei principi fondamentali legati all’attività motoria, all’inclusione e allo spirito di squadra, elementi che rivestono un ruolo sempre più importante nel percorso formativo degli studenti.

    Soddisfatta l’assessore allo Sport Camilla Scianitti: «È un riconoscimento che testimonia il grande lavoro di fondo svolto dall’Istituto. Anche nella scuola lo sport riveste un’importanza particolare, perché rappresenta uno strumento di crescita, inclusione e condivisione».

    Grande soddisfazione anche da parte della dirigente scolastica Sabrina Del Gaone: «È un premio che ci rende tutti orgogliosi per il grande lavoro che svolgiamo. I ragazzi ci seguono con umiltà e tanta serietà, dimostrando quotidianamente il loro impegno».

    Piena condivisione anche nelle parole dell’assessore alla Pubblica Istruzione Jessica Martella: «Un egregio risultato che ci dice ufficialmente come la scuola stia diventando un laboratorio importante, capace di trasmettere uno stile di vita sano, nel rispetto delle regole e attraverso la collaborazione. Questo riconoscimento è il risultato di un impegno costante».

    Un premio, dunque, che non celebra soltanto i risultati sportivi, ma soprattutto il percorso educativo costruito attraverso lo sport, capace di unire ragazzi, scuola e territorio.

  • Castiglione Messer Raimondo inaugura il nuovo asilo nido e la nuova mensa scolastica

    Castiglione Messer Raimondo inaugura il nuovo asilo nido e la nuova mensa scolastica

    Un nuovo asilo nido e una nuova mensa scolastica per sostenere le famiglie e guardare al futuro del territorio. Saranno inaugurate venerdì prossimo, alle 17, le due nuove strutture realizzate a Castiglione Messer Raimondo grazie ai finanziamenti del PNRR, con un investimento complessivo che supera il milione e 270mila euro. Il nuovo asilo nido è costato 576mila euro ed è stato realizzato attraverso la ristrutturazione e il completo adeguamento della struttura che ospitava il vecchio nido. Un intervento che ha permesso di raddoppiare la capacità ricettiva: dai precedenti 12 posti si è passati a 24 bambini. Un risultato reso possibile anche grazie alla convenzione sottoscritta con i Comuni di Castilenti e Bisenti, che consente di ampliare il bacino di utenza del servizio.

    Il nuovo nido è pensato per venire incontro alle esigenze delle famiglie, con un servizio attivo dalle 8 alle 16. Tra gli spazi realizzati c’è anche una stanza dedicata al riposo, pensata per garantire ai bambini un ambiente adeguato durante la giornata. Il servizio, inoltre, non si rivolge esclusivamente alle famiglie di Castiglione Messer Raimondo. Il nido intercetta infatti anche bambini provenienti dai centri vicini, tra cui Elice e Penne, confermandosi come un servizio di riferimento per un territorio più ampio.

    Importante anche l’intervento sulla nuova mensa scolastica, realizzata con un investimento di 695.588 euro, sempre attraverso fondi PNRR. La struttura, una volta entrata a pieno regime, sarà in grado di preparare 200 pasti nelle giornate di martedì e giovedì, quelle caratterizzate dal rientro pomeridiano degli studenti. Particolare attenzione è stata riservata all’organizzazione degli spazi. La mensa prevede infatti ambienti separati per accogliere le diverse fasce scolastiche: gli studenti della scuola secondaria di primo grado, quelli della scuola primaria, i bambini della scuola dell’infanzia e quelli del nido. Una soluzione che consente di organizzare il servizio in maniera più funzionale, tenendo conto delle diverse esigenze delle fasce d’età.

    I due interventi rappresentano, dunque, un investimento non soltanto sulle strutture scolastiche, ma anche sui servizi destinati alle famiglie e sulla capacità del territorio di attrarre e trattenere residenti.

    «È l’unica strada percorribile se vogliamo arrestare lo spopolamento dei nostri centri», spiega il sindaco di Castiglione Messer Raimondo Vincenzo D’Ercole. «Per noi Comune è anche un grosso impegno economico, diviso a metà con le famiglie, ma sappiamo che stiamo investendo nel nostro futuro».

    Proprio il contrasto allo spopolamento rappresenta uno degli obiettivi principali dell’amministrazione. Garantire servizi per l’infanzia, ampliare l’offerta scolastica e sostenere le famiglie significa infatti rafforzare la capacità dei piccoli centri di mantenere la propria popolazione e, soprattutto, di offrire condizioni che rendano possibile per le giovani famiglie continuare a vivere sul territorio. L’inaugurazione di venerdì sarà quindi l’occasione per presentare alla cittadinanza due opere che segnano un importante rinnovamento dell’offerta scolastica di Castiglione Messer Raimondo: da una parte un nido più grande e moderno, capace di accogliere il doppio dei bambini rispetto al passato, dall’altra una nuova mensa progettata per servire l’intera comunità scolastica.

  • Riflessioni sul futuro dei nostri ragazzi: un’analisi condivisa sui servizi scolastici e culturali ad Atri

    Riflessioni sul futuro dei nostri ragazzi: un’analisi condivisa sui servizi scolastici e culturali ad Atri

    C’è un divario evidente tra le decisioni amministrative formali e la realtà quotidiana di chi vive la nostra città, a partire dalle generazioni più giovani. Osservando la gestione dell’edilizia scolastica sul territorio, emerge la necessità di una visione a lungo termine, indispensabile per garantire servizi fondamentali alla crescita dei ragazzi. Mi riferisco a elementi concreti: la mancata realizzazione delle palestre per la scuola primaria e per la nuova scuola media, le storiche carenze di spazi adeguati negli istituti superiori e l’assenza di un moderno Campus scolastico che includa una biblioteca-mediateca integrata e aperta alla cittadinanza. Si tratta di una programmazione che sembra considerare gli investimenti educativi come voci di costo da contenere, anziché come pilastri del benessere sociale.

    La mancanza di una palestra scolastica non rappresenta soltanto un disagio logistico, ma un limite al percorso formativo. I maestri della pedagogia moderna, da John Dewey con il principio dell’apprendimento guidato dall’esperienza fino a Jean Le Boulch, fondatore della psicomotricità, hanno evidenziato come il movimento sia parte integrante dell’apprendimento. Il corpo è il primo strumento di conoscenza e l’attività fisica in età scolare contribuisce allo sviluppo cognitivo, all’autostima e all’equilibrio emotivo. Nelle scuole medie, inoltre, lo sport rappresenta un importante strumento di socializzazione e inclusione.

    Di fronte a queste evidenze, la risposta logistica attuale si scontra con limiti strutturali. La previsione di far svolgere le ore di educazione fisica all’aperto, presso la Villa Comunale, subordina la didattica alle condizioni meteorologiche. All’interno dei plessi non risultano esserci spazi alternativi al chiuso idonei all’attività motoria. Con l’arrivo dei mesi freddi e delle piogge autunnali, la continuità didattica rischia quindi di subire interruzioni, mentre gli istituti superiori devono redistribuire le poche ore disponibili nelle palestre esistenti.

    Questo scenario ha sollevato la preoccupazione e la protesta dei genitori degli alunni delle elementari, chiamati a scegliere tra le lezioni alla Villa Comunale, con le inevitabili incognite logistiche e meteorologiche, oppure una riduzione delle ore effettive di movimento per i propri figli. Un’impostazione che rischia di trasferire sulle famiglie e sulla continuità didattica dei bambini gli effetti delle storiche carenze strutturali della città.

    Allo stesso modo, la scelta di non concepire un polo scolastico sul modello del Campus integrato esclude Atri da un modello di comunità nel quale edifici e servizi dialogano e condividono risorse. In questa cornice appare penalizzante anche la scelta di mantenere l’attuale biblioteca chiusa al di fuori dell’orario delle lezioni, salvo poche ore durante limitate aperture pomeridiane.

    Oggi una mediateca non è più soltanto un deposito di libri, ma può rappresentare un centro di cittadinanza digitale e socialità. Una struttura moderna dovrebbe essere un “terzo luogo”, dopo la casa e la scuola, dove gli studenti possano incontrarsi, studiare, utilizzare connessioni veloci e partecipare ad attività multimediali. Limitarne l’accessibilità significa privare i giovani di opportunità importanti e le famiglie di un supporto contro la povertà educativa.

    Giustificare queste carenze richiamando i vincoli di bilancio o la scarsità di risorse non appare più sufficiente. In un’epoca caratterizzata da opportunità di finanziamento europee e nazionali per la rigenerazione urbana e l’istruzione, l’assenza di queste strutture pone una questione di priorità. Privilegiare interventi parcellizzati a breve termine, anziché una programmazione organica, rischia di rallentare nel tempo la crescita dell’intera comunità. Investire sulle palestre, sulle infrastrutture digitali e sui luoghi di aggregazione culturale significa invece investire sul futuro dei giovani e della città.

  • Atri, ginnastica al parco. Ma il piano B dov’è?

    Atri, ginnastica al parco. Ma il piano B dov’è?

    Ad Atri l’ora di educazione motoria si prepara a diventare una piccola avventura all’aria aperta. La destinazione è la Villa Comunale, raggiunta rigorosamente a piedi e sotto la vigilanza degli insegnanti. Tutto molto salutare, naturalmente, purché ci sia il sole, non faccia troppo freddo e magari Giove Pluvio decida di restare a casa. Perché il documento dell’Istituto comprensivo precisa che le lezioni si svolgeranno all’aperto «quando le condizioni meteo lo consentono». Il problema è il giorno in cui le condizioni meteo non lo consentiranno: il documento non sembra indicare dove andranno i bambini. Niente Villa, dunque. Ma nemmeno una soluzione alternativa chiaramente indicata. E qui entra in campo un altro dettaglio tutt’altro che secondario: la responsabilità. Gli alunni saranno accompagnati dai docenti, che ne avranno la «costante vigilanza e responsabilità», ma cosa accadrà in caso di incidente durante il tragitto o durante l’attività? Una domanda che, prima della firma richiesta alle famiglie, meriterebbe forse una risposta altrettanto chiara. Insomma, ai genitori viene chiesto di firmare la presa visione, mentre resta da capire quale sarà il piano B quando il cielo deciderà di non collaborare. Altra perplessità che sorge al lettore: l’ultimatum della presa visione scade il 28 settembre e se il genitore si rifiuta di firmare? Il bambino resterà in classe menre gli altri andranno alla villa? Chi lo (o li) sorveglierà?   Forse, però, il vero esercizio di educazione motoria sarà un altro: correre ai ripari quando arriva la pioggia. Perché il punto di partenza di tutta questa curiosa organizzazione è uno solo, ed è difficile da aggirare: la scuola primaria di Atri non ha una palestra.

  • Atri, nuova scuola Mambelli-Barnabei: Prospettiva Atri solleva il caso palestra e connessione

    Atri, nuova scuola Mambelli-Barnabei: Prospettiva Atri solleva il caso palestra e connessione

    La nuova scuola Mambelli-Barnabei è stata inaugurata il 12 settembre, con un investimento di 5.116.110,52 euro di fondi PNRR. A pochi giorni dall’apertura, però, Prospettiva Atri, attraverso un comunicato, solleva alcune questioni relative alla piena funzionalità della struttura. Al centro della nota c’è soprattutto la palestra, indicata nel progetto e citata nel comunicato dell’Amministrazione tra gli spazi della nuova scuola.
    Secondo Prospettiva Atri, la palestra coperta non sarebbe stata realizzata e al suo posto ci sarebbe un campetto in cemento all’aperto, non coperto e ancora non utilizzabile.
    Il gruppo di opposizione evidenzia inoltre che l’Istituto Comprensivo avrebbe comunicato alle famiglie la possibilità di svolgere le lezioni di Educazione motoria della primaria  nella Villa Comunale, condizioni meteorologiche permettendo.
    Una situazione che, secondo Prospettiva Atri, ripropone il problema degli spazi per l’attività fisica già emerso negli anni precedenti.
    Lo scorso anno alcune classi utilizzavano il CTI, mentre altre si servivano della palestra Lupinetti, struttura che, secondo quanto riportato nel comunicato, “presenta problemi di muffa”. La nuova scuola, sostiene ancora il gruppo, non avrebbe quindi risolto definitivamente la questione. Tra le possibili soluzioni viene indicato l’utilizzo della palestra del COM-COC, quando sarà disponibile, con la necessità però di trasferire gli studenti fuori dall’edificio scolastico.
    Prospettiva Atri segnala anche l’assenza, all’avvio dell’anno scolastico 2026/2027, di una connessione internet attiva e di LIM utilizzabili nelle aule. Nel comunicato viene inoltre evidenziata la mancanza di una pensilina all’ingresso per proteggere studenti e genitori dalla pioggia. Questioni sulle quali il gruppo chiede chiarimenti all’Amministrazione comunale e richiama le responsabilità degli assessori competenti. La domanda posta da Prospettiva Atri è se una scuola possa essere considerata pienamente operativa quando alcuni servizi e strutture non risultano ancora disponibili. Il gruppo riconosce l’importanza dell’investimento PNRR, ma sottolinea che alla realizzazione dell’edificio deve corrispondere anche la piena funzionalità degli spazi. Ora il confronto si sposta sulla verifica delle criticità segnalate e sulle risposte che arriveranno dall’Amministrazione comunale.

  • Pineto, inaugurati i nuovi spazi del Fantabosco

    Pineto, inaugurati i nuovi spazi del Fantabosco

    Alla presenza dell’assessora al Sociale Camilla Scianitti sono stati inaugurati i nuovi spazi del Fantabosco, una struttura dedicata ai bambini e alle famiglie del territorio. La realtà educativa, nata tre anni fa, ha ampliato i propri spazi con ambienti moderni, ampi e pensati per offrire ai più piccoli nuove opportunità di gioco, crescita e socializzazione. Nel corso degli anni il Fantabosco ha costruito un rapporto significativo con le famiglie di Pineto, molte delle quali hanno accompagnato il progetto fin dai suoi primi passi. L’ampliamento rappresenta quindi un ulteriore passo nel percorso di crescita della struttura e nel rapporto con la comunità.

    «L’apertura di questi nuovi spazi rappresenta un segnale importante per il nostro territorio – sottolinea l’assessora Camilla Scianitti – perché investire nei servizi per la prima infanzia significa sostenere il mondo dei bambini e, allo stesso tempo, le famiglie, costruendo un rapporto di fiducia». Soddisfatta l’Amministrazione comunale, che guarda con favore alla crescita di realtà capaci di arricchire la comunità pinetese e di mettere al centro la cura e il benessere dei bambini.

    L’inaugurazione del Fantabosco si inserisce inoltre in un percorso più ampio portato avanti dal Comune sul fronte dei servizi per l’infanzia. Nei mesi scorsi era stato infatti inaugurato anche il nuovo nido comunale Nido’, a conferma dell’attenzione dell’Amministrazione verso le politiche dedicate ai più piccoli e alle famiglie.

  • Il caso del tedesco che scompare nelle scuole teramane

    Il caso del tedesco che scompare nelle scuole teramane

    Il futuro economico e occupazionale dei nostri ragazzi è ostaggio di burocrazia e pregiudizi: ecco perché le famiglie teramane devono far sentire la propria voce e pretendere dai presidi l’attivazione delle classi articolate. Il tedesco sta progressivamente scomparendo dalle scuole della provincia di Teramo. Questa non è una crisi meramente scolastica o accademica, ma un vero e proprio autogol economico per il nostro intero territorio. Mentre le cattedre vengono tagliate, ridotte e frammentate a causa della burocrazia ministeriale e dei cali demografici, il tessuto produttivo teramano lancia un grido d’allarme rimasto finora inascoltato: manca il personale bilingue.

    I lettori di Te24 sono chiamati oggi a condividere questa inchiesta e a diffonderne i contenuti per rompere il silenzio delle istituzioni e stimolare un cambio di rotta che non può più essere rimandato. Ma per invertire davvero la marcia, la vera spinta deve partire dalle famiglie. Sono i genitori che devono scendere in campo, insistendo con forza presso i dirigenti scolastici affinché non ostacolino la scelta del tedesco e approvino soluzioni concrete come le classi articolate.

    I dati raccolti sul campo svelano una frattura profonda tra i percorsi formativi scelti dalle famiglie e la reale vocazione internazionale della provincia. Si tratta di un territorio diviso tra l’industria pesante dell’entroterra e il motore turistico della costa, due realtà apparentemente distanti ma unite dallo stesso identico bisogno strategico. Il mercato della Germania, insieme ad Austria e Svizzera, rappresenta storicamente il principale partner commerciale d’Europa per la provincia di Teramo. L’export locale si regge su questo asse economico, eppure la macchina produttiva rischia il blocco per mancanza di competenze linguistiche adeguate.

    Se guardiamo all’indotto industriale dell’entroterra, la situazione appare evidente. I distretti dell’automotive e della metalmeccanica nella Valle del Vomano e in Val Vibrata esportano quotidianamente componenti e macchinari verso i colossi industriali tedeschi. Lo stesso vale per le grandi eccellenze del tessile, del mobile, del design e dell’agroalimentare Made in Teramo, che hanno nei paesi di lingua tedesca i loro clienti più fedeli e redditizi. Oggi le aziende di queste valli non cercano più soltanto operai qualificati o tecnici specializzati, ma hanno un disperato e immediato bisogno di personale amministrativo, commerciale e tecnico che sia bilingue. Senza queste figure capaci di trattare direttamente con l’estero, i contratti internazionali rischiano di saltare a favore di competitor stranieri.

    Spostandoci sulla costa, il panorama non cambia. Se l’entroterra produce, il litorale accoglie, ma anche qui il sistema rischia un pesante collasso identitario. Le spiagge teramane, da Martinsicuro a Silvi, passando per le storiche mete delle Sette Sorelle, e tutto l’indotto delle aree interne vivono e prosperano grazie ai flussi turistici provenienti proprio dal mondo germanofono. Gli storici alberghi e i camping della costa registrano ogni anno migliaia di presenze da Germania e Austria, rappresentando una colonna portante dell’economia locale. Nonostante questa evidente realtà, le scelte di orientamento scolastico delle famiglie continuano a essere condizionate da vecchi e falsi miti legati alla presunta complessità della lingua tedesca. Questo pregiudizio orienta la domanda studentesca verso altre lingue comunitarie, creando un monopolio formativo del tutto scollegato dalle esigenze reali del mercato del lavoro. Il risultato tangibile è che le strutture ricettive fanno sempre più fatica a trovare receptionist, animatori e manager capaci di dialogare fluidamente con la principale clientela estera del territorio.

    Dietro le quinte del mondo della scuola, le ragioni di questo declino evidenziano una grave mancanza di pianificazione strategica territoriale e, troppo spesso, una resistenza burocratica difficile da giustificare. I Dirigenti Scolastici teramani si trovano stretti in una morsa micidiale, schiacciati tra i rigidi vincoli burocratici imposti dal ministero e la necessità di preservare il numero degli iscritti in un’epoca di forte calo demografico. Lasciati soli e privi di strumenti per incentivare lo studio di una seconda lingua comunitaria meno diffusa, i presidi si vedono costretti a fare scelte al ribasso, scoraggiando implicitamente le famiglie che chiedono il tedesco o liquidando la richiesta come “impossibile da soddisfare” per mancanza di numeri. La conseguenza diretta è la frammentazione delle cattedre in spezzoni orari precari, una situazione che rende impossibile garantire la continuità didattica ai ragazzi e costringe i docenti qualificati a fuggire verso altre province.

    Proprio per questo, la passività non è più un’opzione tollerabile. I genitori hanno il diritto e il dovere di far valere il futuro lavorativo dei propri figli, pretendendo che la scuola si adegui alle necessità del territorio e non viceversa. Esistono strumenti normativi precisi, come le classi articolate — che permettono di raggruppare nello stesso orario studenti che studiano lingue diverse —, ma richiedono uno sforzo organizzativo che molti dirigenti evitano per comodità burocratica. È fondamentale che le famiglie non si lascino scoraggiare dai primi dinieghi e facciano pressione sui consigli d’istituto e sui presidi, esigendo l’approvazione di queste classi e rifiutando l’imposizione di un percorso linguistico unico e penalizzante.

    Per fare fronte comune e innescare un’inversione di tendenza è necessario attivare subito sul territorio teramano tre sinergie concrete, capaci di unire finalmente il mondo della scuola a quello del lavoro. In primo luogo, occorre promuovere campagne informative e giornate di incontro nelle scuole medie per mostrare a famiglie e studenti il reale valore occupazionale del tedesco, portando in aula le testimonianze dirette degli albergatori della costa e degli industriali delle valli. In secondo luogo, serve una collaborazione strategica tra Comuni, Provincia e istituti scolastici per aiutare i presidi a creare reti territoriali in grado di accorpare gli spezzoni orari, stabilizzando così le cattedre e garantendo docenti fissi sul territorio. Infine, è fondamentale finanziare borse di studio territoriali o incentivi per il conseguimento delle certificazioni linguistiche ufficiali, dando un valore aggiunto tangibile ai Piani dell’Offerta Formativa delle scuole teramane e stimolando i presidi a riattivare i corsi.

    Salvare e rilanciare l’insegnamento del tedesco a Teramo non è un capriccio culturale o una battaglia puramente accademica. Si tratta di una strategia di sopravvivenza economica, di civiltà e di futuro. Significa arricchire il bagaglio delle competenze dei nostri ragazzi per dare loro opportunità concrete in loco, senza costringerli ad abbandonare la propria terra, e permettere contemporaneamente alle nostre imprese di rimanere competitive in Europa. Ora la palla passa alla comunità dei lettori di Te24: condividete questo articolo, parlatene nelle scuole, sostenete i genitori in questa battaglia e portate il tema all’attenzione delle istituzioni locali e delle associazioni di categoria come Confindustria e Confcommercio. Il futuro del nostro territorio passa anche da qui.

  • Scuole di Atri, sicurezza e certificazioni: 12 plessi su 18 senza attestazioni

    Scuole di Atri, sicurezza e certificazioni: 12 plessi su 18 senza attestazioni

    Secondo gli ultimi dati del Portale Unico del Ministero dell’Istruzione e del Merito, relativi all’anno scolastico 2023/2024 ed elaborati da Tuttoscuola, in Italia il 35% delle scuole non ha nessuna delle tre certificazioni necessarie. In Abruzzo la percentuale sale al 44%, collocando la regione al 7° posto per incidenza di scuole prive di certificazioni.

    E la situazione ad Atri?

    Lo stato di salute e la sicurezza degli edifici scolastici tornano al centro del dibattito pubblico a pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico nel Comune ducale. Sulla base dei dati ufficiali estrapolati dall’Anagrafe Nazionale dell’Edilizia Scolastica e rielaborati dalle piattaforme di monitoraggio civico, emerge un quadro strutturale che rispecchia molte delle criticità storiche del patrimonio edilizio italiano e abruzzese. Nel territorio comunale di Atri, su un totale di 18 plessi scolastici censiti dal MIM, soltanto 6 strutture risultano in possesso di almeno uno dei tre certificati fondamentali previsti dalla legge per garantire la piena sicurezza degli immobili.

    1. Quali sono i tre certificati fondamentali e perché sono importanti?

    I tre pilastri documentali che attestano l’idoneità di un edificio pubblico adibito a scuola sono il Certificato di Agibilità o Abitabilità, il Certificato di Collaudo Statico e il Certificato di Prevenzione Incendi (CPI). Mentre l’agibilità attesta l’idoneità igienico-sanitaria e la rispondenza alle norme urbanistiche, il collaudo statico certifica la resistenza delle strutture portanti e il CPI garantisce la conformità alle disposizioni antincendio.

    2. Qual è lo stato generale dei certificati di sicurezza nelle scuole di Atri?

    Su un totale di 18 plessi scolastici censiti nel Comune di Atri dall’Anagrafe Nazionale dell’Edilizia Scolastica, soltanto 6 strutture risultano possedere almeno uno dei tre certificati previsti dalla legge (Agibilità, Collaudo Statico e Prevenzione Incendi). I restanti 12 plessi figurano privi di tutte e tre le attestazioni nei registri ministeriali.

    3. Quali sono i plessi di Atri che possiedono almeno una certificazione?

    Tra i 6 plessi che registrano la presenza di almeno un documento figurano principalmente i poli superiori gestiti dalla Provincia di Teramo e alcune sedi centrali dell’Istituto Comprensivo. Nello specifico, l’I.I.S. “Adone Zoli” vede la sede centrale di via C. Cicada dotata di collaudo statico e agibilità, mentre l’Istituto Tecnico Economico e la sede dell’IPSIAR professionale dispongono della certificazione di collaudo statico.

    4. Come si presenta la situazione nelle frazioni e sul fronte dell’adeguamento sismico?

    Le strutture geograficamente periferiche, come i plessi di Fontanelle, Casoli di Atri, San Giacomo, Santa Margherita e Treciminiere, risultano del tutto prive di certificazioni formali e di verifiche sismiche aggiornate. Essendo Atri in Zona Sismica 2 (rischio medio-alto), la maggior parte degli edifici costruiti prima degli anni ’70 necessita di interventi di adeguamento, per i quali sono stati pianificati progetti e finanziamenti post-sisma.

    Questa situazione non implica necessariamente un pericolo imminente, bensì rispecchia un’anzianità costruttiva anteriore agli anni ’70, spesso gestita dagli enti locali in regime di deroga temporanea o tramite piani d’intervento a lungo termine. Con l’apertura del nuovo plesso scolastico “Mambelli/Barnabei”, la situazione è leggermente migliorata.

    Per onestà intellettuale, se l’Amministrazione Comunale o la Provincia di Teramo hanno eseguito interventi di manutenzione o adeguamento negli ultimi anni, tali progressi potrebbero non comparire nei report a causa del fisiologico ritardo di aggiornamento delle banche dati pubbliche (SNAES) e dei tempi burocratici necessari per il rilascio dei collaudi e delle pratiche antincendio definitive. A loro l’onere della prova.

    L’assenza dei certificati ripropone con urgenza, quindi, la necessità di destinare risorse certe alla messa in sicurezza e alla digitalizzazione del fascicolo del fabbricato, fondamentale per la tutela di studenti e personale scolastico.

    Fonti e riferimenti documentali

    Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) – Anagrafe Nazionale dell’Edilizia Scolastica (SNAES).

    Openpolis – Report Edilizia Scolastica e Mappatura della Sicurezza negli Edifici Scolastici in Abruzzo.

    Cittadinanzattiva – XXI Rapporto Nazionale sulla Sicurezza delle Scuole (settembre 2023).

    Provincia di Teramo e Comune di Atri – Atti amministrativi e Documenti di Valutazione dei Rischi (DVR) dell’IC Atri e dell’IIS “Adone Zoli”.

  • Taglio del nastro a Pineto per la nuova mensa scolastica finanziata dal PNRR

    Taglio del nastro a Pineto per la nuova mensa scolastica finanziata dal PNRR

    È stata inaugurata questa mattina, 21 settembre 2026, la nuova mensa scolastica della scuola primaria “G. Illuminati” dell’Istituto Comprensivo Giovanni XXIII di Pineto.
    L’intervento, del valore complessivo di 360 mila euro, è stato realizzato grazie alle risorse del PNRR destinate al potenziamento dei servizi di istruzione.
    La nuova struttura offre alla comunità scolastica uno spazio moderno, funzionale e accogliente, pensato per rispondere alle esigenze degli alunni e del servizio mensa.
    Alla cerimonia hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, autorità civili e militari, la dirigente scolastica, il personale della scuola, le famiglie e gli alunni.
    Presenti il sindaco di Pineto Alberto Dell’Orletta, l’assessora alla Pubblica Istruzione Jessica Martella e la dirigente scolastica Sabrina Del Gaone.
    Hanno partecipato anche gli assessori Camilla Scianitti, Santino Ferretti e Giuseppe Cantoro, oltre ai rappresentanti delle realtà coinvolte nei lavori e nella gestione del servizio.
    La cerimonia è stata aperta dal tradizionale taglio del nastro e si è conclusa con la benedizione impartita da don Gastone.
    “Consegniamo alla comunità un’opera che parla soprattutto di futuro”, ha dichiarato il sindaco Dell’Orletta.
    “Investire nella scuola significa investire nella crescita dei nostri bambini e nella qualità dei servizi offerti alle famiglie”.
    Il primo cittadino ha evidenziato come la nuova mensa rappresenti una tappa nel percorso di attenzione dell’Amministrazione verso l’edilizia scolastica e i servizi educativi.
    Dell’Orletta ha inoltre sottolineato il valore della scuola come luogo di accoglienza, inclusione e crescita, dove tutti i bambini devono poter usufruire di spazi sicuri e funzionali.
    Per l’assessora Jessica Martella, la nuova mensa è invece “un traguardo raggiunto grazie a un importante lavoro di squadra”.
    Martella ha ringraziato gli uffici comunali, la scuola, i tecnici e l’impresa che ha eseguito i lavori, sottolineando l’importanza del finanziamento ottenuto attraverso il PNRR.
    La nuova mensa, ha spiegato, non è soltanto uno spazio dedicato al pasto, ma rappresenta una parte integrante del percorso educativo degli alunni.
    Particolare attenzione è stata inoltre dedicata alla qualità del servizio, grazie alla presenza di una cucina interna con personale qualificato.
    I pasti vengono preparati quotidianamente utilizzando prodotti di qualità e seguendo una dieta regionale orientata a un’alimentazione sana ed equilibrata.
    L’Amministrazione ha infine annunciato nuovi interventi sul patrimonio scolastico, ribadendo che sicurezza e qualità degli istituti restano tra le priorità.
    L’inaugurazione della mensa segna così un nuovo passo nel percorso di potenziamento degli spazi e dei servizi destinati agli studenti di Pineto.