Notizie di Categoria: Sottolineature

  • Il mistero del Garden: quel cartello che promette una ristrutturazione da quasi un anno

    Il mistero del Garden: quel cartello che promette una ristrutturazione da quasi un anno

    A Pineto c’è un cartello che, più che indicare l’inizio di una ristrutturazione (27/12/2025 – fine lavori 31/12/2027), sembra ormai essere diventato parte integrante dell’arredo urbano. È quello del Garden, che da quasi un anno annuncia lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza. La domanda, a questo punto, sorge spontanea: ma il Garden verrà davvero ristrutturato oppure il cartello resterà lì abbastanza a lungo da diventare esso stesso un monumento?

    La questione, inutile dirlo, circola da tempo tra i cittadini. C’è chi spera di vedere finalmente rinascere quella struttura e chi, con un pizzico di ironia, comincia probabilmente a chiedersi se nel frattempo non sia il caso di organizzare una visita guidata al “Garden com’era e come non è più”. Tra le ipotesi c’è anche quella, certamente suggestiva, di un gesto elegante e significativo da parte del proprietario: donare la struttura al Comune affinché possa diventare un centro culturale. Un’idea che trasformerebbe un problema in un’opportunità, restituendo alla città uno spazio oggi inutilizzato.

    Il nodo, però, sembra essere tutt’altro che semplice. Si parla di un contenzioso legato alla possibilità di demolire la struttura: da una parte il proprietario, dall’altra la necessità di conservare l’aspetto esterno dell’edificio, mentre per gli interni ci sarebbe maggiore libertà di intervento. Sarà davvero questo il motivo dello stallo? Oppure la storia è più complicata di quanto sembri?

    Una cosa, però, è certa: sono ormai quasi 27 anni dalla chiusura del Garden e, nel frattempo, la struttura è rimasta lì, anno dopo anno, con una manutenzione evidentemente insufficiente. Tanto che si è arrivati alla necessità di installare reti di contenimento per evitare che parti della facciata potessero cadere. E bisogna anche comprendere le ragioni di chi dovrebbe investire. Dopo quasi tre decenni di abbandono, ristrutturare oggi avrebbe inevitabilmente costi importanti. E poi, la domanda delle domande: cosa farne? Un albergo a cinque stelle? E quanti sarebbero disposti a pagare cifre da cinque stelle per soggiornare a Pineto? Appartamenti? E a quale prezzo potrebbero essere venduti?

    Insomma, la matassa è bella ingarbugliata. Ma proprio per questo, forse, sarebbe arrivato il momento di trovare una soluzione concreta, mettendo chi vuole investire nelle condizioni di realizzare un intervento fattibile, sostenibile e, perché no, anche economicamente remunerativo. Il Garden, con la sua struttura particolare, avrebbe potuto diventare anche un centro congressi o uno spazio culturale. Invece continua a guardare Pineto da una posizione privilegiata, mentre il tempo passa e il degrado avanza.

    E così resta il paradosso: un cartello che annuncia lavori da quasi un anno e una struttura che aspetta da quasi 27 anni di conoscere il proprio futuro. A questo punto, forse, sarebbe interessante sapere quale dei due avrà la meglio: la ristrutturazione o la pazienza dei cittadini.

  • Social e comprensione del testo, il caso Abruzzo: quando si commenta senza leggere

    Social e comprensione del testo, il caso Abruzzo: quando si commenta senza leggere

    Nei giorni scorsi anche la nostra testata è finita nel mirino di alcuni “leoni da tastiera”, con commenti che, in diversi casi, sembravano scritti senza aver letto o compreso fino in fondo l’articolo e i dati pubblicati. Un episodio che apre una riflessione più ampia sulla capacità di leggere, comprendere le informazioni e formarsi un’opinione prima di reagire.
    I dati dell’indagine OCSE-PIAAC evidenziano infatti una situazione preoccupante: il 35% degli italiani tra 16 e 65 anni presenta competenze ridotte nella literacy, contro il 26% della media OCSE.
    Non significa essere analfabeti, ma incontrare difficoltà davanti a testi complessi, informazioni da collegare, numeri e contenuti da interpretare. Un problema che assume un significato particolare nell’epoca dei social, dove la comunicazione è spesso veloce, frammentata e costruita per catturare l’attenzione in pochi secondi.
    Anche l’Abruzzo si inserisce in un quadro territoriale che evidenzia importanti differenze tra Centro-Nord e Mezzogiorno. I dati PIAAC non consentono una graduatoria attendibile delle singole regioni, ma mostrano come Sud e Isole presentino livelli di competenza mediamente più bassi. Per l’Abruzzo questo rappresenta un campanello d’allarme, soprattutto sul fronte delle competenze di base e della capacità di interpretare correttamente le informazioni. Un’attenzione particolare va riservata anche alla scuola, dove le prove INVALSI rappresentano uno degli strumenti per monitorare la comprensione dell’italiano e i livelli di apprendimento.
    Il problema, dunque, non è soltanto quanto leggiamo, ma come leggiamo. Sui social si può consumare una quantità enorme di contenuti senza necessariamente sviluppare la capacità di distinguere fatti, opinioni, interpretazioni e manipolazioni. Ed è qui che l’episodio vissuto dalla nostra redazione diventa emblematico: un titolo viene letto rapidamente, una percentuale viene estrapolata e il commento arriva prima della comprensione. Il risultato è che si finisce per discutere non di ciò che l’articolo dice realmente, ma di ciò che si pensa abbia detto.
    I dati AGCOM aggiungono un altro elemento: oltre il 64% degli italiani presenta un livello nullo o scarso di alfabetizzazione algoritmica. Solo una parte della popolazione comprende realmente perché determinati contenuti compaiano nel proprio flusso social e come vengano selezionati dalle piattaforme. Inoltre, solo circa un terzo degli utenti verifica la fonte quando incontra online una notizia potenzialmente problematica. Non sono i social, da soli, a creare l’analfabetismo funzionale, ma un ambiente informativo rapido e personalizzato può amplificare le fragilità già esistenti.
    Il rischio aumenta quando si condividono informazioni senza verificarle o si commentano dati senza averne compreso il significato. La risposta dovrebbe essere semplice: prima leggere, poi verificare e infine commentare. Per una testata significa presentare dati e fonti con chiarezza; per il lettore significa esercitare spirito critico e non cercare soltanto ciò che conferma le proprie convinzioni.
    Anche in Abruzzo, investire sulla comprensione del testo e sull’educazione digitale significa quindi rafforzare una competenza fondamentale per la cittadinanza. Perché nell’epoca dei social, dell’intelligenza artificiale e degli algoritmi, capire ciò che si legge è diventato uno dei più importanti strumenti di difesa dalla disinformazione.

  • ​Scerne, teatro pronto ma senza poltrone

    ​Scerne, teatro pronto ma senza poltrone

    ​È passato quasi un anno dai lavori per la sala teatro da cento posti a sedere nell’ex casa parrocchiale di Scerne di Pineto. Gli interventi si sono conclusi in modo impeccabile, ma c’è un problema che ne impedisce il pieno utilizzo: mancano ancora le poltroncine e l’impianto audio.

    ​L’apertura ufficiale è molto attesa dai cittadini della frazione, desiderosi di poter finalmente usufruire della struttura. L’opera era stata finanziata dalla Regione, allora presieduta da Luciano D’Alfonso, con l’interessamento fattivo di Luciano Monticelli, all’epoca consigliere regionale con delega alla Cultura. Il finanziamento ottenuto fu di 500.000 euro, a cui si era aggiunto un secondo contributo proveniente dai fondi PINQUA, poi andati persi. L’assessore alla Cultura, Jessica Martella, tempo fa aveva annunciato che per il completamento della sala e per l’agibilità si sarebbero utilizzati fondi comunali.

    ​Paolo “Giampol” Di Marzio, tra i fondatori del comitato “Amici della Musica”, precisa: «Abbiamo in cantiere l’organizzazione di concerti da tenersi nella sala teatro nei primi mesi del prossimo anno, con musicisti locali, regionali e nazionali». La proposta sarà presentata al consigliere con delega agli Eventi, Pierpaolo Cantoro, nel quale viene riposta la fiducia per sbrogliare questa matassa.

  • Scuola ad Atri, l’allarme di un’ex docente: “I bambini non sono numeri da spostare”

    Scuola ad Atri, l’allarme di un’ex docente: “I bambini non sono numeri da spostare”

    La recente decisione di rimodulare gli spazi didattici nel Comune di Atri solleva interrogativi profondi che, come ex docente e come genitore, sento il dovere professionale e il bisogno viscerale di analizzare pubblicamente. Il provvedimento, che prevede la coabitazione dei locali della scuola elementare con gli studenti del liceo e il contestuale trasferimento di alcune classi della primaria nella nuova scuola media, rappresenta un vero e proprio strappo al tessuto educativo, pedagogico e sociale della nostra comunità. Di fronte al grido d’allarme, sacrosanto, lanciato dalle famiglie, comprendere e condividere le preoccupazioni dei genitori non significa arroccarsi in una protesta sterile, ma rimettere al centro del dibattito il valore fondamentale della specificità pedagogica e della tutela dell’infanzia.

    Ho trascorso una vita intera all’interno delle mura scolastiche, studiando e applicando i principi dello sviluppo infantile, e so bene che la scuola non è un semplice contenitore di arredi, né un magazzino da svuotare e riempire a piacimento secondo logiche di quadratura immobiliare o convenienze burocratiche. Essa rappresenta un ecosistema educativo in cui lo spazio fisico è, a tutti gli effetti, uno spazio pedagogico che modella la mente e l’anima. Da genitore, prima ancora che da ex insegnante, tremo all’idea che si dimentichi che parliamo di bambini: creature nel pieno di una crescita delicatissima, che hanno il diritto assoluto di vivere gli anni più importanti della loro formazione in un ambiente protetto, sereno, accogliente e rigidamente pensato a loro misura.

    Imporre la coabitazione quotidiana tra alunni delle elementari e ragazzi del liceo significa ignorare deliberatamente l’abisso che separa queste due fasce d’età, caratterizzate da esigenze di sviluppo, ritmi biologici, linguaggi e modalità relazionali totalmente differenti. Chi ha insegnato sa che i bambini della scuola primaria necessitano di una bolla protetta che ne custodisca l’esplorazione e la spontaneità del gioco. La presenza quotidiana e massiccia di studenti delle superiori, pur nella massima correttezza di questi ultimi, rischia inevitabilmente di alterare questa dimensione, generando dinamiche involontarie di soggezione, comprimendo lo spazio vitale dei più piccoli e frammentando quella percezione di totale sicurezza e familiarità che il plesso elementare deve garantire. Da madre e da padre, il solo pensiero che i nostri figli debbano muoversi in spazi condivisi con ragazzi quasi adulti ci priva della serenità elementare che ogni genitore pretende quando affida il proprio figlio allo Stato.

    Da ex insegnante, trovo ancor più inaccettabile lo sradicamento logistico ed emotivo derivante dalla scelta di frammentare il ciclo elementare, trasferendo alcune classi terze, quarte o quinte nella struttura della nuova scuola media. Questo provvedimento spezza brutalmente la continuità didattica, l’architettura psicologica dei gruppi-classe e l’unità di una comunità scolastica che ha il diritto di crescere insieme, creando, peraltro, inaccettabili disparità di trattamento e alunni di “serie A” e “serie B”. Anticipare l’ingresso dei bambini in un contesto strutturato per la preadolescenza priva il percorso evolutivo della sua naturale armonia e costringe i piccoli a muoversi in ambienti non adatti alla loro maturità emotiva. Di riflesso, come famiglie ci troviamo a gestire una vera e propria babele organizzativa, fatta di orari inconciliabili, trasporti complessi e della perdita dolorosa dei punti di riferimento sul territorio.

    Le legittime esigenze di razionalizzazione degli spazi pubblici o la gestione delle emergenze strutturali degli altri istituti sono comprensibili, ma non possono essere sanate sulla pelle dei bambini delle elementari, che rappresentano la fascia più vulnerabile e indifesa della popolazione. È fin troppo facile risolvere i problemi gestionali penalizzando chi non ha voce per protestare, se non attraverso l’amore incondizionato dei propri genitori e l’esperienza sul campo di chi la scuola la conosce e l’ha vissuta dall’interno per una vita intera.

    La tutela dell’infanzia e la qualità dell’offerta formativa devono rimanere criteri prioritari e non negoziabili. Sostenere questa battaglia significa, in definitiva, difendere l’idea stessa di scuola come luogo di tutela e rivendicare il diritto a una pianificazione lungimirante. La nostra comunità merita soluzioni alternative concrete, capaci di guardare al futuro senza sacrificare il benessere psicopedagogico dei cittadini di domani sull’altare delle necessità burocratiche del presente.

  • Fretta, post sgangherati e poca voglia di leggere

    Fretta, post sgangherati e poca voglia di leggere

    Lo sappiamo la fretta fa i gattini ciechi e i post sgangherati. Purtroppo non saper leggere, o non voler leggere, espone a figure poco edificanti. Soprattutto per chi è anche pagato per leggere bene, riflettere e poi prendere decisioni. E’ il caso, ad esempio, dell’incauto commentatore che ci accusa di aver prima scritto il falso e poi di aver dovuto cambiare articolo e titolo. Si è vero abbiamo cambiato il titolo perché il solerte “guardiano dell’ortodossia” (se vuole poi glielo spiego che significa), ha immediatamente telefonato al povero presidente accusandolo di dare notizie false. Quest’ultimo ci ha chiamati e con molta gentilezza ci ha pregati di cambiarlo per evitare di stare a discutere con chi non sa o non vuole leggere. Piccolo inciso: le cifre ed i dati scritti sull’articolo (che non è cambiato) sono stati dati da una organizzazione di categoria e si riferiscono ad una conferenza stampa fatta qualche giorno fa per chiedere una ZES per il commercio in Abruzzo (a proposito i tanti estimatori di Atri sanno cosa è una ZES e quali vantaggi porta, visto che la città ducale non ne fa parte). Altra precisazione per i più distratti e “arrabbiati”: l’articolo parla (è rimasto sempre lo stesso) del cosiddetto commercio tradizionale, i negozi a cui si rivolgevano le nostre mamme, una sorta di punti di riferimento e di come il commercio stia cambiando in questi anni, soprattutto nei centri storici. Detto questo a chi ci reputa – o ci vuol far passare – come degli “sfascisti” a prescindere, vogliamo dire che invece siamo profondamente innamorati della nostra città. E proprio per questo continueremo a sottolineare le cose che non vanno. A quelli che invece scrivono post frettolosi consigliamo di leggere bene e fino in fondo gli articoli e magari di leggere bene anche i bilanci, prima di sparare sentenze.

  • Posto auto occupato? Scatta la vendetta sulla carrozzeria

    Posto auto occupato? Scatta la vendetta sulla carrozzeria

    A Pineto la guerra dei parcheggi sembra aver trovato una nuova, curiosa frontiera: non più soltanto il classico «questo posto è mio», rigorosamente pronunciato con lo sguardo di chi possiede almeno metà della strada, ma addirittura la riga sulla carrozzeria come forma di protesta.

    La polemica, infatti, sta prendendo sempre più spazio e il fenomeno raccontato da alcuni cittadini è tutt’altro che piacevole. Secondo le segnalazioni, qualcuno si divertirebbe a rigare le auto lasciate in posti evidentemente poco graditi. E qui arriva il colpo di scena: i sospetti, inizialmente indirizzati verso i ragazzi, sembrerebbero invece riguardare persone del posto e, a quanto viene raccontato, anche di una certa età.

    Insomma, altro che ragazzi senza nulla da fare. Qui il problema potrebbe essere rappresentato da adulti perfettamente consapevoli di quello che fanno. Il movente? Un parcheggio davanti casa occupato dalla persona sbagliata. Una sorta di codice della strada parallelo, dove la multa non arriva dal vigile, ma direttamente dalla chiave di qualcuno.

    «Ci si lamenta che i vacanzieri sono sempre meno, adesso anche questi atti vandalici che danneggiano le vetture. Se perdiamo pure l’ospitalità, togliamo i buoni comportamenti di accoglienza e civiltà, a pagare saranno le attività. Un tessuto sociale sano si crea solo con la prevenzione. Purtroppo il sistema è sordo», osserva un cittadino.

    E non mancano quelli letteralmente furiosi davanti a episodi del genere. C’è chi ricorda che fatti simili possono accadere ovunque, ma aggiunge subito una domanda poco diplomatica: perché, guarda caso, a Pineto sembrano ripetersi spesso?

    Poi ci sono anche i difensori dei giovani, quelli che fanno notare come i ragazzi vengano frequentemente indicati come responsabili di ogni problema. «Nelle grandi città, dove lo svago si trova per ogni età, questo non avviene. Le colpe sono in piccola parte anche dell’Ente. Poi, se qualcuno ha visto, penso sia giusto denunciare».

    Insomma, la questione è diventata una piccola guerra civile a colpi di commenti, parcheggi e carrozzerie. E se davvero bastasse un posto auto occupato per trasformare un tranquillo residente in un artista della riga sulla portiera, forse qualche controllo in più non guasterebbe.

    Perché una cosa è certa: il posto auto può essere sacro, ma la carrozzeria altrui dovrebbe esserlo ancora di più. E, soprattutto, se Pineto vuole continuare a vivere di turismo e ospitalità, sarebbe meglio lasciare ai visitatori un bel ricordo del mare, delle spiagge e della città, piuttosto che una riga sulla fiancata come souvenir.

  • Strisce blu fino a mezzanotte, vigili fino alle 19: ad Atri nasce la “caccia al divieto di sosta”

    Strisce blu fino a mezzanotte, vigili fino alle 19: ad Atri nasce la “caccia al divieto di sosta”

    ATRI – Nella gloriosa città dei Duchi Acquaviva la nuova disciplina olimpica serale è la famosa caccia al divieto di sosta, meglio conosciuto come “parcheggio creativo serale”. Dopo le 19, infatti, ad Atri sembra quasi che il posto migliore dove lasciare l’auto non sia uno spazio regolarmente pagato, ma un bel divieto di sosta, possibilmente ben visibile. Si perché sulle strisce blu se si seguono le indicazioni dei parcometri o di alcuni cartelli “fantasiosi” si rischia di pagare fino alle 20 invece delle 24. Se, invece, si sceglie un bel divieto di sosta, magari vicino al centro storico. Ecco magari a ridosso dell’antica porta di San Domenico non si rischia nulla. I vigili urbani alle 19 vanno a casa oppure, poche volte, sono talmente pochi (due) che non possono coprire il territorio.

    Una combinazione perfetta per chi ama le emozioni forti e vuole parcheggiare “a rischio zero”.

    Il cittadino diligente, quello che mette il ticket e magari controlla anche l’orologio, continua tranquillamente a pagare. Il più intraprendente, invece, può affidarsi alla fortuna e sistemare l’auto dove capita, tanto gli addetti al controllo dei parcheggi possono verificare solo il mancato pagamento della sosta e non possono intervenire sui divieti.

    Atri, da città del Pan Ducale a città dei paradossi. La città dove il parcheggio regolare diventa quasi un gesto di eroismo civico, mentre il divieto di sosta sembra trasformarsi nel posto più ambito della città dopo il tramonto.

    Naturalmente nessuno invita a sfidare cartelli e regole, ma la situazione strappa più di un sorriso e qualche domanda. Perché pagare per stare in regola quando il sistema sembra offrire una scorciatoia gratuita? Certo la furba amministrazione comunale gioca sull’inconsapevolezza dell’ospite. Che ne sa l’ignaro turista che dopo le 19 Atri si trasforma in Atri città aperta. La soluzione? Assumere più vigili. Ma in una piccola e sfortunata cittadina, oberata da 13 milioni di euro, chi può fare un simile azzardo. L’importante è che migliaia di persone si è riversata in piazza per guardare il teatro.

  • Atri: tra canestri invisibili e meraviglie ritrovate, cronache di uno scorcio di estate 2026

    Atri: tra canestri invisibili e meraviglie ritrovate, cronache di uno scorcio di estate 2026

    A dicembre 2025, su “Il Trafiletto.it”, un intervento del primo cittadino annunciava con enfasi il completamento di una nuova opera pubblica, decantata come una palestra all’aperto regolare, capace di emulare i fasti della storica Arena ACLI e di regalare ai più piccoli un rifugio sicuro per il gioco nel cuore della città. Il Sindaco Ferretti, infatti, dichiarava:


    «Un’area per lo sport dei bambini vicino a Piazza Duomo, in arrivo un progetto per la copertura del nuovo spazio sportivo insieme a una struttura apribile in vetro, sormontata da una copertura in legno e un’ordinanza che vieti l’utilizzo del pallone nelle immediate vicinanze della Basilica Cattedrale, confidando nella collaborazione e nell’attenzione di tutta la cittadinanza».

    Tra proclami di coperture imminenti e di variazioni di bilancio con nuovi investimenti per lo sport – 3 giugno 2026 – la realtà si svela oggi in tutto il suo surreale splendore propagandistico.

    Passeggiando dietro la Scuola Primaria di Atri, ciò che si osserva è un perfetto rettangolo di asfalto rosso fiammante, meticolosamente tracciato con linee regolamentari bianche e gialle.

    Eppure, a guardare bene le immagini che immortalano questo capolavoro contemporaneo, l’area sportiva sembra progettata esclusivamente per atleti dotati di poteri paranormali. I canestri e il potenziamento dell’illuminazione, promessi anche dalle recenti variazioni di bilancio, sembrano essersi volatilizzati in un cono d’ombra.

    Nel frattempo, il primo cittadino si premunisce di blindare il decoro urbano, promettendo ordinanze severissime per vietare l’uso del pallone vicino alla Cattedrale, nel nobile intento di proteggere i monumenti nazionali. Una precauzione lodevole, non vi è dubbio, ma che in questo specifico contesto assume i contorni di uno scherzo.

    I bambini di Atri possono dunque continuare a coltivare il loro amore per la pallacanestro affidandosi alla forza del pensiero, palleggiando in uno spazio dove l’unico vero esercizio richiesto è l’immaginazione. Tra delibere mirabolanti e tabelloni che vivono solo nei sogni degli amministratori, la cittadinanza si ritrova così a contemplare l’ennesimo monumento all’annuncio, confermando che ad Atri, quando si parla anche di sport all’aperto, a fare acqua non sono solo i progetti, ma la logica stessa del buon senso.

    Per fortuna, tra un canestro invisibile e un’ordinanza «salva Cattedrale», non tutto il tessuto urbano sembra preda dell’astrazione amministrativa. A bilanciare il quadro troneggia infatti una piccola, concreta oasi di civiltà pedonale: la fruizione del nuovo percorso lungo l’anfiteatro romano, adagiato proprio ai piedi dell’imponente e storico immobile Cardinale Cicada.

    Tra muretti in mattoni restaurati, lampioni moderni dal design curato e camminamenti lastricati che seguono le curve della storia, quest’angolo finalmente utilizzabile restituisce un briciolo di decoro e speranza alla comunità.

    Una boccata d’ossigeno urbanistico che dimostra come, quando i proclami lasciano il passo a cose concrete, Atri è ancora capace di regalare scorci di inaspettata e suggestiva bellezza.

  • Una spugna contro il vandalismo: il gesto d’amore di Ugo Di Felice per Pineto

    Una spugna contro il vandalismo: il gesto d’amore di Ugo Di Felice per Pineto

    PINETO – In un periodo segnato da continui episodi di vandalismo, a Pineto arriva una testimonianza concreta di rispetto per il bene comune. Protagonista è Ugo Di Felice, ex docente di Cremona che da anni trascorre le proprie vacanze nella cittadina adriatica, dove ha deciso di rimuovere le scritte vandaliche da un cartellone informativo situato lungo la stradina che costeggia la pineta. Un gesto semplice ma dal forte valore simbolico, che assume ancora più significato alla luce dei recenti danneggiamenti che hanno interessato la stessa area, dove sono stati presi di mira alcuni paletti in legno e persino uno specchio parabolico installato da pochi giorni per migliorare la sicurezza e la viabilità.

    Quella di Di Felice non è un’iniziativa isolata. Da tempo, infatti, l’ex insegnante raccoglie cartacce, plastica e altri rifiuti abbandonati sulla spiaggia, contribuendo in silenzio alla tutela dell’ambiente. Un impegno costante che testimonia il profondo legame con Pineto e il rispetto per il territorio.

    A sottolineare il valore dell’iniziativa è l’assessore alla Manutenzione e Sicurezza, Giuseppe Cantoro: «Chi ama Pineto se ne prende cura ogni giorno, anche attraverso questi semplici gesti. Sentiamoci custodi del bene comune perché solo così, con senso di responsabilità, possiamo preservare decoro, bellezza e sicurezza». Un appello che invita cittadini e turisti a seguire l’esempio di chi, con piccoli gesti quotidiani, contribuisce a rendere migliore la comunità.

    NB – L’immagine di copertina è stata generata dall’IA

  • Il mare? Prima bisogna sopravvivere al viaggio: l’appello degli over 70 di Atri

    Il mare? Prima bisogna sopravvivere al viaggio: l’appello degli over 70 di Atri

    Scendere alle otto del mattino per godersi il mare non è un’impresa semplice se hai più di settant’anni e non disponi di un’auto, specialmente in questi giorni di caldo infernale. Con l’estate 2026 che sta registrando temperature record e tassi di umidità soffocanti, persino l’attesa sotto la pensilina di viale Gran Sasso, ad Atri, diventa una prova di resistenza.

    Quando il bus della TUA finalmente arriva, comincia un viaggio tortuoso, reso ancora più pesante dall’afa. Prima tappa: Mutignano. Un brivido di ventuno minuti tra curve e tornanti, per la gioia della cervicale. Qui ci si ferma a meditare sotto il sole battente per qualche minuto, giusto il tempo di far solidificare l’afa all’interno dell’abitacolo, prima di ripartire alla volta della costa. A mitigare il caldo opprimente sono i colori verde e azzurro del paesaggio che si scorgono scendendo verso il mare.

    Giunti all’agognata stazione di Pineto, in viale D’Annunzio, la sfida si fa atletica: una bella camminata, una svelta traversata dei binari e via verso la spiaggia, cercando un rifugio sotto l’ombra della celebre pineta per proteggersi dai raggi del sole nelle ore più calde. L’occhio cade subito sull’orologio. L’ansia del ritorno è già lì e finisce per rovinare la bellezza del mare.

    Il vero dilemma sorge al momento del rientro ad Atri, quando ci si ritrova a consultare gli orari ufficiali sotto un sole abbagliante.

    La scelta è tra la corsa delle 11.40, che passa per Borgo Santa Maria e impiega 39 minuti, riducendo però la permanenza in spiaggia a poco più di tre ore, oppure quella delle 12.50. Quest’ultima transita nuovamente per Mutignano, prolungando il viaggio a 44 minuti. Il rientro a casa sfiora così le 14.00, un orario decisamente critico per un anziano costretto a viaggiare nelle ore più calde della giornata e, magari, a prepararsi anche il pranzo in una cucina già surriscaldata.

    L’alternativa? Con questo clima estremo, che trasforma i mezzi pubblici in veri e propri forni a convezione, l’amministrazione comunale di Atri potrebbe fare la differenza istituendo una navetta estiva comunale, rigorosamente climatizzata, dedicata agli over 70. Tempo di percorrenza: 20 minuti!

    Un servizio attivo dalle 8.00 alle 12.00, con tanto di ombrellone convenzionato, per alcuni giorni alla settimana e per un periodo definito, dimostrerebbe che unire l’utile al sociale è possibile, persino durante questa estate di fuoco. Il Comune di Atri garantirebbe così alle fasce più vulnerabili il diritto a una giornata di mare serena, ma soprattutto sicura e protetta dal caldo killer.

    Un pensiero dedicato a tutti gli over 70, che chiedono soltanto un briciolo di dignità e di rispetto.

    NB – Immagine di copertina creata con l’IA